Dopo il successo della prima edizione torna, all'interno dei festeggiamenti della B.M.V. di Loreto, la seconda edizione di "Camminiamo nella nostra storia", vi aspettiamo sabato 18 settembre alle ore 09:00 per riscoprire insieme la storia della nostra città.
Domenica, 10 Febbraio 2019

corsi di formazione e sicurezza HACCP

La Pro Loco di Guidonia, nell’ambito delle iniziative a favore delle associazioni presenti nel comune, ha organizzato n° 2 corsi di formazione e sicurezza HACCP necessari per il rilascio della certificazione che attesta la conoscenza ed il rispetto delle procedure…

La bellezza del borgo che contribuisce al nome del nostro comune è nota a tutti. Montecelio sorge su due alture che furono occupate in epoca preistorica e arcaica (sec. X-V a.C.) da un centro urbano tradizionalmente identificato con la città latina di Corniculum (patria secondo la tradizione di Servio Tullio), che cessò di esistere dopo essere stata sottomessa a Roma. Caratteristica più unica che rara, il suo sviluppo urbanistico si adagia su due colli: uno, il più alto, vide durante l'età romana la costruzione di tempietto in opera laterizia su podio di travertino, e poi intorno all'anno Mille la fondazione di un castello, il Castrum Monticellorum. 

Montecelio vide la dominazione di famiglie nobili (Capocci, Orsini, Anguillara) per poi divenire dal 1445 presidio della Chiesa sotto i Cardinali governatori d'Estouville, Balva, Orsini, Della Rovere. Nel 1550, diminuita l'importanza strategica, Monticelli fu acquistato dai Cesi che lo tennero fino al 1678: sotto la loro signoria vi fu un notevole incremento demografico, il paese si ampliò, vide sorgere nuovi edifici (Palazzo Cesi, Arco di Santa Maria in Piazza San Giovanni) e abbellire le chiese esistenti (San Lorenzo, Sant'Antonino, Sant'Antonio, Santa Maria). 

Nel secolo seguente, sotto i Borghese, la comunità intraprese i lavori più impegnativi con la costruzione della nuova grande Chiesa di San Giovanni (1710), sorta sul luogo di una più antica. Nello stesso tempo sulle rovine dell'abbandonato Monte Albano veniva edificato il vasto complesso francescano di San Michele Arcangelo, abitato dai frati sino al 1873

C'è un luogo magico nella terra della polvere di cemento, un angolo di cielo limpido nella città dell'aria inviolata, c'è un volo di colore e di grida allegre di bimbi di ogni età in questa nostra terra.

È magia che si ripete anno su anno, nascendo dal freddo e nutrendosi per mesi di ferro, di colla e di carta, di legno e di colori: è incontro di maestria e di volontà, legate assieme finché da esse nasca un nuovo sogno per bimbi, che col naso all'insù guardano materializzarsi il volo della loro fantasia, l'anima stessa del loro stupore. Passa da Guidonia, ogni anno, quel treno fantastico che ci fa volare in alto e ci lascia leggeri, sospesi a metà tra la nostra voglia di volare e il peso delle nostre giornate.

È il Carnevale di Guidonia gente, godetene e applauditelo, parlatene e ricordatevene, sussurratelo nelle orecchie dei vostri figli, e gioite e ridete: passa solo una volta l'anno, è vero, ma passa, potete starne certi. Il prossimo anno sarà nuovamente qui, prenderà per mano il vostro cuore e lo porterà ancora in alto, dove la magia si ripeterà.

  • Sebbene qualche sprovveduto possa sorridere a sentir parlare di “centro storico” a Guidonia, la parte più vecchia della città è costruita secondo i criteri di razionalismo che resero famosa nel mondo l’architettura italiana del periodo.

Gli ampi viali e le loro fughe, l’incrocio di cardo e decumano tipico delle installazioni militari dell’antica Roma, la piazza razionale circondata dalla torre cittadina e dai principali edifici, il Palazzo sostenuto da piloni unico nel suo genere (il “portico”), tutto quanto merita di essere sottolineato all’occhio del bambino per fargli toccare con mano l’importanza di vivere in un territorio che ha la storia tracciata nelle pietre, sia quelle più antiche del borgo monticellese sia quelle più recenti del centro della Città dell’Aria.

L'aeroporto fu costruito durante il ventennio fascista sul preesistente aeroporto di Montecelio e fu inaugurato il 27 aprile del 1935, data del settimo anniversario della morte del Generale del Genio Aeronautico Alessandro Guidoni, di cui la cittadina di Guidonia Montecelio porta il nome.

Inizialmente la struttura aeroportuale ospitava la Scuola per gli Allievi Piloti Aviatori durante la Prima guerra mondiale.

L'attività di osservazione e studio per l'innovazione tecnologica e l'affermazione delle potenzialità della neonata Aeronautica Militare, costituita come Forza Armata il 28 marzo 1923 subì un forte impulso negli anni venti, quando i record aeronautici costituivano un ottimo investimento in immagine sul palcoscenico internazionale.

Successivamente alla costruzione del nuovo aeroporto esso comprendeva gli impianti della Direzione Superiore Studi ed Esperienze, nonché il Centro Sperimentale di Volo, oggi presente presso l'Aeroporto di Pratica di Mare, e lo Stabilimento di Costruzioni Aeronautiche, per la messa a punto e la costruzione dei nuovi velivoli.

In esso erano inoltre presenti strutture per la sperimentazione nelle condizioni di ambiente e pressione dell'alta quota, poi utilizzate dall'Istituto Medico Legale per studi di medicina aeronautica. Erano inoltre presenti strutture per le prove di resistenza delle fusoliere, dei motori e delle eliche, nonché un dromografo per la taratura dei velivoli, tre gallerie del vento di cui una ipersonica, una vasca per gli idrovolanti lunga 500 m e numerose altre strutture di sperimentazione oggi in parte in stato di rovina.

La struttura aeroportuale vera e propria, tuttavia, raggiunse la sua completezza in seguito alla costruzione nel 1927 di una pista di asfalto in discesa che facilitava il decollo agli aerei sovraccarichi di carburante. Da questa pista partirono importanti missioni di volo che stabilirono numerosi record mondiali.

Si chiama Vunnella il ricco e voluminoso vestito che nell’ultima domenica di settembre sfila lungo le strade del centro di Montecelio.

Quello che oggi si ammira alla sfilata della Festa di San Michele è quello che un tempo veniva considerato il vestito tradizionale delle spose ed è per questo la versione più ricca dell’abito che realmente veniva utilizzato per la vita di tutti i giorni. Il costume tradizionale costituisce ormai un vero cimelio tramandato di generazione in generazione. Alcuni di quelli che si possono ammirare in sfilata sono composti da originali e preziosi indumenti, altri sono riproduzioni il più possibile fedeli. Il costume della Vunnella ha negli anni affascinato così tanti visitatori da aver conquistato addirittura Vittorio de Sica che lo inserì in una scena del suo “Anna di Brooklyn”. Del costume attirano senza dubbio i preziosi fazzoletti ricamati in oro oggi riprodotti solo da poche mani esperte.

Non meno pregiati sono comunque gli spilloni in filigrana d’argento (maule) che sorreggono la coroncina di fiori (cartonella), o le voluminose gonne da cui deriva in nome del costume (vunnella), o ancora i rigidi busti… forse il pezzo più difficile da portare per le giovani di oggi. La Vunnella è un abito così elaborato da richiedere circa un’ora per la vestizione e, soprattutto, mani esperte che conoscano come sovrapporre i vari strati l’uno all’altro.

Alle 11 del mattino della domenica (quest’anno il 24 di agosto) la sfilata parte, aperta dai bambini per proseguire con le donne e chiudersi con le coppie dove compare, finalmente, anche il costume maschile (il Buttero).

La sfilata porta le Vunnelle nella Chiesa di San Giovanni per la messa, e da qui riparte, dopo la celebrazione, alla volta della cima del secondo colle, Monte Albano.

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